Picasso, parla il “capitano”

In ogni spogliatoio c’è “l’uomo-squadra”, quello al quale guardano i compagni per avere un riferimento, un suggerimento, un incitamento.

Nella A.B. Chiavarese di serie A il ruolo è coperto da Gabriele Picasso: non è il più esperto, nemmeno il più anziano eppure è lui il trascinatore, quello che non ci sta mai a perdere, che vorrebbe vincere anche…dormendo. Tocca inevitabilmente a lui fare il punto in questo incertissimo finale di stagione quando la salvezza della matricola verdeblu appare appesa ad un filo.

Come è messa la Chiavarese?

“Vorrei dire il contrario, ma se mi riconosco un merito è quello di guardare sempre in faccia la realtà: quanto accaduto sabato scorso (2 marzo Ndr) quando la Noventa ha preso un insperato punto con la capolista Garganigo ci ha messo su un piano inclinato. Nelle ultime tre partite loro possono fare 3-4 punti mentre noi rischiamo di restare al palo avendo tre sfide sulla carta impossibili. In questo caso niente play out, con 5 punti di distacco noi retrocediamo direttamente”

Dovesse fare delle percentuali?

“Servono a poco. Diciamo solo che la salvezza non dipende più da noi, o meglio dipende in gran parte dagli altri. Detto questo, io sono deciso a giocarmela sino a quando la matematica non mi condanna”.

La paura è che qualche team tiri i remi in barca?

“No, nessuno in serie A va in campo per perdere. La Noventa anche se all’ultimo turno avrà il Mondovi già spacciato dovrà sudarseli i punti. Ci scommetto quello che volete. E così farà Ferriera che pure sulla carta non ha niente da giocarsi”.

L’obiettivo massimo a questo punto è arrivare allo spareggio?

“Sì, se portiamo la Noventa a giocare il play out, poi può accadere di tutto. E’ vero che dovremo al 99,9% delle probabilità affrontarli sul loro terreno, dove in campionato abbiamo perso. Ma se ci arriviamo sarà come azzerare tutto. E in una partita che vale una stagione il fattore campo potrebbe essere annullato o almeno molto “attenuato” dal fattore nervoso. La tensione può giocare brutti scherzi e portare a esiti imprevedibili”.

Lei da questo punto di vista è una garanzia…

“Beh, sono sempre stato un’agonista. E’ la mia prima esperienza nella massima serie, ci sono arrivato dopo tante battaglie. Accettati tre anni fa di scendere in Prima Categoria con la Chiavarese perché credevo nel progetto, siamo risaliti con le nostre forze, vittoria dopo vittoria, battaglia dopo battaglia. Se retrocedo lo farà solo dopo un’aspra battaglia, non voglio avere niente da rimproverarmi”.

Pensa che abbiate fatto il massimo?

“Sarò franco: no. Dovevamo sfruttare meglio le partite casalinghe, all’andata ci siamo fatti scivolare dalle dita partite e punti che avevamo in  mano. Abbiamo pagato un conto salatissimo per l’inesperienza di gran parte della nostra rosa. In certe sfide se avessimo gestito meglio lo svolgersi delle prove saremmo oggi con almeno due o tre punti in più. Mi sbilancio: ci aggiungo anche qualche arbitraggio “scandalosamente” contrario…”

Picasso ovvero la grinta. Che cosa dirà ai compagni nelle ultime tre partite?

“Una frase forte: che se rimaniamo con sei punti potremo prendercela solo  con noi stessi se retrocediamo. Che la salvezza va cercata sul campo. Che né le squadre, né i loro giocatori sono fuori portata. Anche le prime della classe, che hanno organici stellari, se prese nella giornata sbagliata sono “abbattibili”. Nei primi turni abbiamo perso più per le nostre paure che per il valore degli altri. Purtroppo anche il calendario non ci ha aiutato, perché ci ha costretto a giocare le partite chiave in avvio. Siamo cresciuti a poco a poco. Non abbastanza. Vedremo adesso che abbiamo i ponti bruciati alle spalle e siamo costretti a guardare nel baratro…”

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